Convegno sulla legge 180 l’unità 29/11/2008 – articolo di Maria Zegarelli

Si torna allo stigma A Perugia convegno sulla legge 180
La macchina della paura «Creeranno lo psichiatra-poliziotto»

Se anche il disagio mentale diventa «allarme sicurezza»

Gli operatori a confronto con la onlus «Città del Sole»: rischi concreti di nuova ghettizzazione.
Clara Sereni: la proposta Pdl di ospedali psichiatrici umanizzati? Una mostruosità. Flavia Franzoni: la politica si svegli.

 Non si sa quanti siano gli italiani affetti da patologie mentali più o meno gravi. Non si conoscono con certezza neanche gli effetti che un farmaco avrà su un singolo paziente.

Ma una cosa si percepisce, soprattutto tra gli operatori: anche il disagio psichico e la malattia mentale, stanno (ri)cominciando ad essere considerati come una minaccia alla sicurezza. Delle persone «normali», come accade a Milano, ad esempio, dove le istituzioni hanno avviato un «Tavolo prevenzione pericolosità sociale», al quale siedono anche le forze dell’Ordine, con varie finalità. Non ultima quella di dare risposte a quei cittadini «che vivono grandi preoccupazioni personali legate alla convivenza con persone che hanno comportamenti pericolosi». La paura muove la società e mina l’idea stessa di welfare comunitario. L’allarme parte da Perugia, nel corso del convegno «nati con la legge 180. Reti per una comunità curante», organizzato nel bellissimo complesso monumentale Sant’Anna, dalla Fondazione onlus «La città del Sole» di Clara Sereni e Stefano Rulli. I rischi di un passo indietro nel tempo, a prima della 180, al ritorno «allo stigma», come lo definisce Flavia Franzoni, durante il suo intervento, sono piuttosto concreti. In Parlamento ci sono tre disegni di legge sulla riforma della 180. Guzzanti, Pdl, ne ha presentato uno per istituire ospedali psichiatrici umanizzati. «Una mostruosità», commenta Sereni. Ernesto Muggia, dell’Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale, invece guarda con grande preoccupazione al Tavolo milanese:

«Il rischio è che creino lo psichiatrapoliziotto». E preoccupazione esprime anche Gianni Rognoni, dell’Istituto no profit Mario Negri: «Anche la valutazione della psichiatria, degli interventi e dei risultati si svolge in maniera lineare, cioè amministrativa, gestionale. La parte clinica è lasciata alla parte sintomatologica. In Italia si studiano i sintomi, spariscono i soggetti». Trenta anni dopo la legge Basaglia, che ha chiuso i manicomi, non è vero che è cessato l’allarme sul rischio emarginazione che ogni «normalità altra» continua a correre. «Nessuno sostiene che quella legge non sia perfettibile – dice Clara Sereni -, purché ne siano rispettati in profondità il senso e lo spirito: che è quello di contribuire ad una società nel suo complesso più sana e in quanto tale capace di accogliere chi ha più difficoltà a vivere». E dal quel senso e da quello spirito è nata «La città del Sole», rimettendo al centro degli interventi la persona, le affettività e la cura, non solo farmacologica. È nata anche grazie a Matteo, che convive da sempre con la malattia. Matteo ha trenta anni, è il figlio di Clara Sereni e Stefano Rulli. La battaglia ancora da vincere è l’affermazione di una «comunità competente», una collettività in grado «di superare lo stigma”.

La legge

«A 30 anni di distanza è perfettibile ma non ne va stravolto lo spirito», dice Flavia Franzoni Prodi . “Per far questo occorre che le politiche sociali si occupino di reti di solidarietà per creare un approccio diverso alla malattia mentale. Serve cioè una visione politica della società». Lo psichiatra Francesco Scotti, del Dipartimento di salute mentale della Asl Perugia 2, ritiene che servano due cose costose e una gratis per attuare un cambiamento vero. Quelle costose sono la formazione e le risorse di personale e mezzi. Quella gratis è l’accoppiamento funzionale tra queste due. «Ma costa moltissimo dal punto di vista politico, perché l’integrazione dei servizi è pura politica».

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2 Risposte

  1. Grazie Gloria,
    per la poesia che mi hai mandato. Io non avevo più coraggio di scriverti. Mi avevi messo davanti me stessa, e mi ero vista proprio stupida.
    Grazie ancora perchè mi aiuti sempre a vedere un po’ più in là del mio piccolo orizzonte. Non fa niente se poi mi sento piccola piccola. E’ anche questo un modo per “crescere”.
    Ti voglio bene e ti abbraccio.
    Maria
    P. S. Spero tanto anch’io d’incontrarci un giorno.

  2. mi dispiace che sia comparso un mio commento nel posto sbagliato, ma non sapevo come comunucare con te attraverso il blog al di fuori delle tematiche presenti.
    Scusami Gloria

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