Ale e Franz: «L’ amore è folle come noi»

21 gennaio 2009

In scena I due comici aprono la rassegna su Basaglia

Ale e Franz: «L’ amore è folle come noi»

Al teatro della Cooperativa «diamo voce ad alcuni testi di Basaglia e ai mille fogliettini scritti dagli ex pazienti del Paolo Pini; frammenti di vita vera, trovati tra un cestino della spazzatura e un pacchetto di sigarette» Pause Scoperte «È stata un’ occasione per interrompere il nostro frenetico modo di vivere e di lavorare» «Una cosa comica? La poesia del paziente che ama l’ analista e sa bene che il transfert non c’ entra»

«Quelli che noi chiamiamo folli spesso sono persone capaci di focalizzare in cinque righe, sensazioni e concetti profondi che ai cosiddetti normali sfuggono». Ale & Franz domani sono al Teatro della Cooperativa per inaugurare «Basaglia e la diversità», un viaggio tra normalità e follia, per riflettere sulla malattia mentale e sulle possibili ancore di salvezza che l’ arte promuove. I due attori sono protagonisti con Alessandra Mola di «Amore folle», titolo della serata d’ apertura: «Diamo voce ad alcuni testi di Basaglia e ai mille fogliettini scritti dagli ex pazienti del Paolo Pini; frammenti di vita vera, trovati tra un cestino della spazzatura e un pacchetto di sigarette». Testimonianze che hanno profondamente emozionato i due attori, coinvolti dal regista Renato Sarti, e dalle curatrici della serata, Teresa Melorio ed Enza Buccei, due dottoresse che per anni hanno lavorato nell’ ex manicomio. «Raccoglierli per noi è stato un gesto di attenzione e di rispetto, un’ occasione per interrompere il nostro frenetico modo di vivere e di lavorare; ascoltare la voce di chi non ha mai taciuto, ma ha faticato a trovare qualcuno disposto ad ascoltare». Ci saranno gli stati d’ animo dunque di chi sedeva sulle panchine del Pini e osservava un altro «malato mentale», ma anche preghiere o poesie d’ amore; «alcune sono davvero comiche» sottolinea Franz «come quella di quel paziente innamorato della propria analista, e cosciente che ciò che sente per lei non c’ entra nulla con il transfer. Altre invece sono sofferte, parlano di quella drammatica gerarchia che distingue chi un giorno potrà guarire e chi no». Voci di una realtà passata, ma che ancora oggi, a trent’ anni dal battesimo della legge Basaglia lascia questioni irrisolte. «In manicomio rinchiudevano persino i sordomuti» continua Franz. «Ora le cose sono cambiate ma le famiglie devono essere supportate, così come quelle associazioni che valorizzano le potenzialità di persone così sensibili, e così diverse da noi». La serata d’ apertura, con Arca Onlus e Mapp – museo d’ arte Paolo Pini- devolverà parte del ricavato alla pubblicazione del libro «Amore folle». Livia Grossi AMORE FOLLE domani al Teatro della Cooperativa , via Hermada 8. Ore 20.45, 25 euro. Tel.02.647.49.997 Le mostre Questa sera allo Spazio Tadini di via Jommelli 24 la rassegna «Basaglia e la diversità» propone la mostra «Pedra Zandegiacomo e Ugo Pierri», due pittori che raccontano il disagio psichico (dalle 15.30 alle 19, fino al 25, ingr. libero). Per l’ inaugurazione (ore 20.30) Bebo Storti leggerà brani di Charles Bukowski. Domani, nel foyer del Teatro della Cooperativa sarà inaugurata la mostra Psicol’ abile: opere realizzate nelle Botteghe d’ arte del Mapp, centro d’ arteterapia che riunisce artisti, psichiatri, psicologi che lavorano «a quattro mani» con gli utenti del centro diurno.

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2 Risposte

  1. «Ora le cose sono cambiate ma le famiglie devono essere supportate, così come quelle associazioni che valorizzano le potenzialità di persone così sensibili, e così diverse da noi».
    Vivo per indiretta esperienza la situazione familiare di una mia carissima collega, che da anni si dedica completamente a suo fratello, malato mentale, che conosco come dolcissima persona ma so anche quanto amore dedizione e rinunce comporti vivere sulla propria pelle una tale situazione a cui lei non rinuncerebbe mai, per il forte legame che la unisce a lui. Peraltro è vedova, con figlie ormai grandi e lontane. Mi rattrista molto sentirmi così impotente, si fa troppo poco per loro, tutti dovremmo fare di più.
    Farcene un pò carico vuol dire non soltanto sollevare da un pò di fatica chi vive queste situazioni in prima persona, ma anche arricchirsi di quel qualcosa che a noi “normali “molto spesso sfugge. Ben venga l’Arte allora quando dà voce a chi voce non ha o non riesce a farla sentire.

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