INVOCAZIONE

 (La Repubblica delle Donne n. 605 di sabato 5 luglio 2008 lettere)

 Scrive Nietzsche ne La gaia scienza: “Noi dobbiamo generare costantemente i nostri pensieri dal nostro dolore e maternamente provvederli di tutto quello che abbiamo noi di sangue, cuore, fuoco, appetiti, passione, tormento, coscienza, destino, fatalità”.

Risponde Umberto Galimberti

 

Ce l’ho fatta – pensai. Mia figlia, ventun anni, adulta, universitaria con ottimi voti, sportiva, indipendente, socievole, allegra. Viaggiava, nei periodi di vacanza, con le sue amiche, per l’Europa. Poi la notizia, orribile. Roberta, a casa del padre per un breve periodo, si era messa a urlare, era scesa per la strada in- veendo contro tutti i passanti. La portammo da uno psichiatra, che le fece un’iniezione. Dopo pochi giorni iniziò la terapia psicanalitica. Le proposi un viaggio. Andammo a Nizza, Cannes, Saint-Tropez, in tutta la Provenza. Ma non vedeva niente. I medicinali che assumeva la rendevano apparentemente tranquilla, ma indifferente ai rapporti sociali e ai paesaggi. Tornata a casa mia, scrostò la vernice delle pareti, alla ricerca di microspie, telecamere. A quel punto interpellai un noto psichiatra napoletano e studioso del linguaggio schizofrenico, che gestiva una comunità con il suo staff. Mi disse che sarebbe anche migliorata, ma di poco. Ma una delle sue assistenti mi avvicinò e mi disse: “Perché la sconvolge tanto la malattia di sua figlia? Faccia una cosa: giochi con lei”. Seguii il suo consiglio: giocavamo a domino, scarabeo, nascondino, shangai, ma si stancò ben presto. Allora uscivamo ogni giorno, per la spesa, per le vie di Napoli, per andare al bar. Per quindici anni siamo andate avanti così. Avevo lasciato il lavoro di editing, di compilazione di antologie, e di insegnante. La vita continuava così, né troppo sgradevole, ma priva di allegria e con lo stesso ritmo. Questo le dava un po’ di tranquillità e sicurezza. Ma non sopportava più la città, i motorini, i nostri “scugnizzi” che le sembrava inveissero contro di lei. Cercai una casa fuori Napoli, sul mare, e ci andammo con i nostri cani e la gattina, che Roberta ama tanto. Intanto, faticosamente, con voti bassi, ma con una bella tesi di laurea, in cui era stata aiutata da me, si era laureata. Poi il diploma di istruttrice di nuoto. Ogni giorno l’accompagnavo a Napoli, in piscina, per fare pratica di addestramento ai bambini. Non ce la faceva più. Non era in grado di prendere impegni a lunga scadenza. Adesso siamo molto sole, ma Roberta sta meglio. È sempre carina, curata nella persona, intelligente, mantiene pulita e ordinata la sua stanza, legge, vede film al cinema e dvd, esce con me, o anche da sola per un caffè, per comprare un abito o una maglietta. Viene in vacanza con me. Questa è la mia vita, questa è la sua vita. Oggi, che sono gravemente ammalata, si pone più perentoriamente il problema del suo futuro. Infatti il padre non sopporta di vederla più di tre o quattro volte all’anno; il fratello convive con una giovane donna, che non vuole farsi carico di Roberta. E mia figlia, dolce, carina, il mio angelo spazzacamino avrà da me una casa e il 60 per cento della mia pensione. Ma ha bisogno di affetto. È contenta della sua piccola vita, dei suoi affetti, della sua cameretta. È poco, lo so. Ma l’importante è che non sia infelice. Da sola non saprebbe stare, soprattutto tutta la giornata. Con altre persone, più gravemente disturbate, regredirebbe e starebbe a disagio. Ora non so che fare. I pensionati, tenuti da religiosi, chiedono cifre troppo elevate per ospitarla e sono rari. Le comunità psichiatriche ospitano persone con disagi più evidenti, con cui non saprebbe stare. Cerco su Internet, vado in giro per l’Italia, ma non trovo niente per il mio angelo che vola raso terra, che cura le sue cose, che ascolta musica. Che aiuta anche in casa nei lavori domestici. Non c’è nessuno più dolce e più tenero di lei, se si sente amata. Non so che ne sarà di lei, senza affetti, senza sorrisi, senza alcuno stimolo mentale ed emotivo. Manca di iniziativa. Fa spesso test che misurano il quoziente intellettivo e ottiene sempre il massimo della valutazione. C’è una soluzione per lei, quando non ci sarò più? Basta un po’ d’affetto, un po’ di dolcezza e Roberta fa tutto. Ma c’è posto per questi angeli nel mondo? Un sogno: qualcuno ci verrà a prendere con gioia, con tenerezza, e ci porterà non so dove, ma in un posto dove potrà stare tranquilla. Everywhere, but not in this world. gloriapoetry@yahoo.it

 

 

 

 

LA RISPOSTA DI GALIMBERTI

Non lo faccio mai, ma questa volta ho ritenuto opportuno lasciare a lei tutta la pagina perché il suo racconto di dolore e di amore, che si acuisce quando la vita di chi cura si fa più incerta della vita di chi è curato, penso descriva una situazione molto più diffusa di quanto si supponga. Grazie a Dio i manicomi sono stati chiusi, ma i servizi di salute mentale, così come sono oggi, non sempre garantiscono, per incuria, trascuratezza, indifferenza, per la paura che la società ha della diversità che ospita, un’adeguata assistenza. E allora voglio che questa sua lettera giunga a persone, strutture, servizi che, al di là del denaro e delle procedure burocratiche, sappiano darle un filo di speranza per la sua figliola, e anche per lei per non farle concludere, come conclude la sua lettera, con quell’espressione inglese che ripone la speranza ovunque, ma non in questo mondo.

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6 Risposte

  1. Mi aveva colpito questa lettera. L’ho tenuta sulla scrivania per molto tempo, aspettando di avere il coraggio di scriverci qualcosa sopra. Il dolore degli altri è dinamite, da maneggiare con la massima cura.
    Attraverso un percorso che bisogna fare sono arrivato sin qui, in questo sito che è la traduzione pratica dell’infinita dose di amore che si leggeva benissimo nella lettera.
    Amore di donna, amore di mamma. Amore.
    Un amore che non si limita ad essere, ma si sostanzia in un progetto a cui aderire col massimo dell’entusiasmo, dell’impegno, della dedizione.
    Amore che non chiede, ma che non può esimersi da dare, perchè quella è la sua infinita vocazione.
    Leggo anche quello che scrive il professor Galimberti, come faccio sempre appena posso.
    Sono uno di quelli che ama lo spettacolo dell’intelligenza, specie se è coniugata e declinata con la sensibilità che non indulge.
    Le sue analisi sono sempre illuminanti e non necessariamente consolatorie.
    Anche ciò che trovo scritto su questo sito non sfugge a certi parametri.
    Il sole non è mai tanto bello come al momento del suo tramonto. Appena scompare all’orizzonte avverti il senso della sua perdita ma, subito dopo, sai con certezza che tornerà ancora e ancora, che non è sparito.
    Ti lascia sempre la certezza della sua presenza.

  2. Anch’io colpito e turbato da questa lettera, mi sono messo in contatto con Gloria per esprimerle semplicemente la mia vicinanza, oltre alla disponibiltà a ricercare una situazione idonea a sua figlia. Mi pare che nel frattempo si sia mosso qualcosa: il contatto con La città del sole, le molte testimonianze…Ne scaturisce un senso di sollievo rispetto alla possibilità di apertura e di inclusione, spesso pallide nell’attuale momento storico, e una rinnovata fiducia nella rete solidale, nella vicinanza, nel senso di comunità. Confermo la mia ammirazione per Gloria, che ha fatto narrazione della sua e loro storia, e la speranza di contribuire alla costruzione di trame più fitte e relazioni più vere.

  3. …brava! Non posso che appoggiare la sua iniziativa del sito e invitarla a non desistere. Da parte mia mi chiedo: c’è qualcosa che posso fare? Non so
    darmi una buona risposta…
    Cordialità.
    Claudia

  4. Cara Gloria, la tua lettera mi ha colpito per l’intensità dell’amore per tua figlia Roberta, che pur nella malattia devastante come quella psichica ha conservato tratti di umanità e di bellezza credo proprio grazie all’amore ricevuto da te. Conosco il dolore della difficoltà di amare e di essere amati causato dalla schizofrenia, conosco la solitudine della nevrosi,… Ti ammiro molto e solidarizzo con te. Un grande abbraccio.

  5. Gloria, lei è una persona bellissima, con una interiorità eccezionale. E’ forte e combattiva ed ha una generosità ed un amore verso Roberta e verso tutti quelli che hanno problemi come quelli del suo ‘angelo spazzacamino’ a livelli sottili dell’anima. Peraltro il blog che ha costruito è frutto di intelligenza, competenza. E, soprattutto, speranza che non sarà mortificata. Sono vicina a lei e Roberta con la preghiera verso quel Dio che è al di là di ogni limite e che accompagnerà tutti coloro che sono impegnati in questo bellissimo progetto sociale . Per ora posso fare solo questo. Con amore.

  6. Ci ho messo del tempo a scrivere sul tuo blog. Poi come spesso mi hai suggerito, ho cominciato a scrivere di getto. Leggevo e rileggevo la tua lettera inviata alla repubblica delle donne. Mi chiedo sempre perchè ci si interessi di cose futili e non si riescano a vedere i dolori e gli strazi che stanno davanti al proprio naso, come se i nostri sensi si ottundessero. Vorrei fare tanto per te. Ti stimo come donna e come madre e come compagna e come amica. La mia preghiera è rivolta non a Dio ma a tutte quelle persone che possono e dovrebbero fare qualcosa per lenire il tuo dolore e assicurare al tuo angelo spazzacamino una serenità affettiva come quella che tu doni a lei quotidianamente. Eppure il progetto c’è. In questo paese dove tutto funziona solo perchè ci sono interessi politici o economici, un segno di civiltà sarebbe creare un’immagine solida per tutti coloro che come Roberta non ce la fanno da soli e senza gli altri crollerebbero. Ma esiste questo mondo? Si è capaci di riuscire a vedere veramente il dolore?
    Spero che tu possa realizzare ciò che desideri. Con tutto il cuore.

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