Dove si può trovare aiuto (Munizza)

CORRIERE DELLA SERA 19 maggio 2005

Malattie mentali: dove si può trovare aiuto
Dal manicomio ai dipartimenti di salute mentale: l’assistenza ha cambiato indirizzo e ora è più «discreta». Tanto che per molti è difficile orientarsi. E, dicono gli psichiatri, non serve solo maggiore informazione, ma anche un salto di qualità con un nuovo approccio verso il paziente e la famiglia
Il passaggio da un’assistenza fondata sull’ospedale psichiatrico ai dipartimenti di salute mentale (Dsm) ha eliminato la segregazione dei pazienti all’interno dei «manicomi». L’assistenza ha cambiato indirizzo, diffondendosi sul territorio. Purtroppo il territorio è un concetto nebuloso e spesso la gente è scettica sulla reale esistenza delle nuove strutture, cosicché i pazienti e le loro famiglie spesso non sanno a chi rivolgersi. «Solo l’1% degli italiani è ben informato sui servizi di assistenza — dice Carmine Munizza, già presidente della Società italiana di psichiatria — e appena lo 0,8 vi si rivolge per farsi curare. Ma un buon servizio psichiatrico deve essere visibile solo virtualmente: le residenze per i pazienti che necessitano di sistemazione protetta sono volutamente indistinguibili dalle altre case, per evitare la stigmatizzazione e favorire la normalità. I centri di salute mentale sono collocati in edifici dove nulla consente di identificarli e chi opera al loro interno non indossa camici o divise. La drammatica presenza architettonica del manicomio è stata ormai sostituita da un’assenza solo apparente». La trasformazione di quest’assenza apparente in visibilità concreta passa per l’informazione dei cittadini sulle possibilità di cura e di accesso ai servizi (v. pagina accanto). Ma se sono cambiate le strutture dell’assistenza psichiatrica, ancora non è cambiato il «contenuto» dell’assistenza, che non si è trasformato in misura adeguata alla nuova realtà della malattia mentale. Il «mea culpa» degli psichiatri italiani arriva dal loro ultimo congresso appena svoltosi a Milano col preciso intento di mettere a fuoco i bisogni non corrisposti della diagnosi e della terapia.

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