Il segreto della domanda (Galimberti)

Nella donna,infatti, molto più marcatamente che nel maschio, si dibattono due soggettività antitetiche,perchè una vive a spese dell’altra. Una soggettività che dice “io” e una soggettività che fa sentire la donna “depositaria della specie”.

Il conflitto tra queste due soggettività è alla base dell’amore materno, ma anche dell’odio materno,perchè il figlio,ogni figlio, vive e si nutre del sacrificio della madre: sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti e anche amori, altri dall’amore per il figlio.  Se poi il figlio è figlio dell’illegalità, del tradimento, della povertà, della paura, della sprovvedutezza, allora non solo il  conflitto tra le due soggettività, ma anche l’impossibilità di prefigurare un futuro per il figlio scava nell’inconscio della madre quel che non vuol vedere e constatare ogni giorno :che il proprio figlio è troppo distante, troppo dissimile, dal proprio sogno o dal proprio desiderio.  e’ a questo punto che l’ambivalenza amore-odio, comune a tutte le madri, si potenzia e chiede una soluzione. Con questo non intendiamo giustificare il gesto infanticida,

 ma invitare ad accudire  le madri perchè,per talune di loro, forse è troppa la metamorfosi del loro corpo, la rapina del loro tempo, l’occupazione del loro spazio fisico ed esteriore, interiore e profondo.   E quando l’anima è vuota e nessuna carezza rassicura il sentimento, lo consolida e lo fortifica, il terribile è alle porte,non come atto inconsulto, ma come svuotamento di quelle risorse che fanno argine all’amore, separandolo dall’odio, allo sguardo sereno che tiene lontano il gesto truce.

(…)

Un invito ai padri:tutelare la maternità nella sua inconscia e sempre rimossa misconosciuta crudeltà. Questa tutela ha un solo nome: “accadimento”, per sottrarre le madri a quella luce nera e così poco rassicurante che fa la sua comparsa nell’abisso della solitudine.

Umberto Galimberti, Il segreto della domanda. Inotrno alle cose umane e divine, Milano, Apogeo, 2008

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2 Risposte

  1. E’ una pagina che approfondisce l’ambivalenza del sentimento materno, al di fuori della retorica religiosa e falsamente naturalisica e biologica. Dal mito di Medea fino al Novecento e ai giorni nostri, le donne hanno sempre affrontato l’angoscia di questa ambiguità soffocata dal dover apparire madri perfette, generose, amorevoli per non essre emarinate dall’ordine sociale e non naturale delle cose. Poi, per molte, vince l’amore, l’istinto di protezione, l’orgoglio indotto di essere responsabili della riproduzione della specie, in snso universale, e nella famiglia. . E l’amore si struttura e diventa forte, asooluto. Ma per le altre…?

  2. Non ho esperienza diretta di disagi mentali nella mia famiglia, ma in quella di mio marito ho potuto vivere le difficoltà che si incontrano. Ho visto mia suocera combattiva per il figlio, forte, ma – parecchi anni fà – senza riferimenti di sostegno. Ho pregato perchè le mie 2 figlie nascessero sane e così è stato. Sapevo di non essere in grado di sostenere un peso che mi avrebbe tolto, in un certo senso, la vita. Rinunciare a essere donna completamente, con desideri che non puoi realizzare per te stessa. Oppure sì, ma in casi molto particolari, se socialmente e culturalmente evoluta e, magari, con mezzi economici a livelli molto alti. Allora un pò di libertà, ma sempre con senso di colpa per lasciare un attimo il tuo dovere di madre, te la puoi comprare. Io mi avvicino al dolore altrui con grande rispetto e in punta di piedi. E credo che la vita familiare – se c’è – ne risulta ferita a morte. Se si ha la capacità della mente e del cuore di andare oltre, allora si può trovare anche il sole in mezzo alla tempesta. E’ questo l’augurio per tutti quelli che si trovano in questa situazione.

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