scrive un amico, pierluca

—– Messaggio inoltrato —–

Da: pierluca rossi <pierluca@saimmagini.com>

A: gloria gaetano <gloriapoetry@yahoo.it>

Inviato: Mercoledì 29 ottobre 2008, 18:07:06

 

Ascolto Mozart.

La messa da requiem.

Quel piccolo bastardo ridicolo mette in scena la vetta, l’apice. Mi sento come Salieri. Io la vivo quella cosa, ce l’ho nell’anima e me la tengo per me, perché non ho le armi, non ho gli strumenti per esprimerla, ma lui si. Le note si rincorrono eteree, rotonde, perfette. Disegnano e descrivono alla perfezione lo stupore e la paura e la grandezza di un momento supremo. Dopo una vita passata a divertirsi come uno scemo, tra scherzetti e risatine, all’improvviso si mette a fare i conti con la vita e lo fa con tutta la spietatezza di una visione ultima e totale. Dietro alla musica deve esserci per forza qualcosa. Mi rifiuto di credere che sia qualcosa che vive di vita propria e arrivi dal profondo dell’universo. C’è per forza la mediazione umana. Certe cose ti tolgono il divertimento.

Se la mia libertà prendesse la forma dell’affermazione dei miei desideri tutto diventerebbe troppo difficile, perché oggi i miei desideri  sono solo fastidiose forme che prende la vita per tenermi vivo. Mi commuove un po’ l’impegno che ci mette. Quasi che gli importasse veramente di me e non fosse un dovere d’ufficio. Io mi sento al di là. Io, lei, l’eterno, l’eternità, il coraggio, essere altrove. Qualcosa mi ha proiettato in un altro mondo, la tempesta perfetta senza un alito di vento, le mie placche come le placche tettoniche che compongono il mondo.

Resto fermo, seduto. Il mondo gira intorno come impazzito e io resto al centro della tempesta, dove regna una calma innaturale, un morte a rate, sospesa, un giudizio in prima istanza senza appello né tanto meno

cassazione.

Ma io guardo, mi guardo intorno come se dovesse esserci una risposta, con quello sguardo un po’ scanzonato e un po’ disarmato e disarmante che ha chi non si arrende pur senza sapere quale sia la guerra e chi l’abbia

dichiarata. Aspetto gli amici e gli parlo e rido e li faccio ridere. Metto in scena la normalità e faccio capolavori, faccio in modo che tutto sembri davvero normale. Non è facile e io lo faccio bene, ma bene assai. Parlo

anche della mia malattia perché non sembri che sto facendo finta che non esista e qui si parla di virtuosismo.

Fortuna che c’è la notte. La notte spazza via tutto e permette a Mozart di suonare ancora e non solo quella sinfonia pazzesca, ma anche quelle del periodo in cui si può essere, giustamente, stupidamente, leggeri.

Il mio amore per la vita può diventare purissimo, libero da ogni utilitarismo. Lei non vuole niente da me e io da lei. Ci amiamo così, da lontano, ognuno con l’aria di poterne fare a meno, cosa che appaga

abbastanza la mia megalomania. Mi accorgo di parlare spesso di questo ma è una delle cose più interessanti

che mi sia mai capitata.

 

Ascoltando Shoenberg

 

Ascolto Shoenberg, uno dei pochi nell’universo che lo fa per il suo piacere personale e non per dire che lo fa. Certe cose e certi autori hanno la fortuna di passare per una sciccheria e nessuno osa dire che il re è nudo.

Ma io ho una lunga storia d’amore con un pezzo che mi ha regalato un’estasi totale una notte di tanti anni fa in mezzo al deserto del Sahara.

Verklarte  nachtmusic, la musica della notte trasfigurata. Ero in Algeria e fui proiettato in un mondo fatto di brividi e di esaltazione A volte anche il titolo ha la sua importanza, se non altro per far vedere che lo svolgimento  non è un caso, per quanto fortunato.

Dodecafonia, dissonanze, disestesie, incredibili coincidenze, di quelle che ti fanno pensare che ci sia un filo conduttore nell’universo.

La  mia vita è stata armonia per molti anni. Note e motivi importanti che si aggiungevano  arricchendo un motivo di fondo sempre uguale. Poi un boato cosmico ha mandato le note come proiettili nell’universo. Il big bang ricreato in una forma microscopica, ma che per me è altrettanto totalizzante. E l’universo, il mio universo è finito in pezzi che si allontanano come i pianeti nel vuoto assoluto.

L’armonia è stata la prima vittima. Dissonanze, dissonanze tutto intorno, dissonanze dentro. Ti sembra che tutto sia finito e che non sarà possibile ricreare qualcosa che si possa ascoltare con piacere. Ti metti in attesa.

Aspetti il silenzio, confidando che anche quello potrà essere una forma d’armonia, provi a sospendere il tempo fino ad accorgerti che dovrai per forza ancora bagnarti nel fiume della vita che scorre senza il minimo della pietà, per la sola forza di gravità. Raccogli note sparse tutto intorno come si fa dopo un terremoto con le cose

che si sono salvate e spuntano qua e là. E provi a farci qualcosa. I  migliori riescono a tirarci fuori qualcosa. I geni possono creare la notte trasfigurata.

La musica so solo ascoltarla, apprezzarla , viverla. Niente di più. Ma posso sempre provare a fare lo stesso con la mia vita, la mia povera vita sconquassata da un sisma che nessuna scala può misurare, che è stata

spezzettata e proiettata nel buio profondo dell’universo e che sto provando a rimettere insieme. Non ci potrà mai più essere la stessa armonia, l’espressione profonda della fortuna ma, per Dio, troverò il modo di tirarci fuori

qualcosa che si possa sempre ascoltare con piacere, con delle punte di genialità, tanto che i più raffinati non potranno esimersi da esclamazioni di ammirazione.

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3 Risposte

  1. Mi chiedo con la mente e con l’anima cosa succede a certe vite per andare in frantumi, in pezzi doloranti ma lucidi. La vita è diversa per tutti. Ognuno scrive la propria storia attraverso il tempo lineare che viviamo. Anima, mente e corpo insieme qui e ora. Finchè vivono in armonia, mai stabile comunque, la vita è vivibile. La creiamo noi con i nostri gesti, il nostro amore, la nostra volontà di essre protagonisti della nostra storia. Ma ci deve essere un ‘perchè’, nella profondità più intima dell’ essere di alcune persone, che li trascina lentamente (inconsapevolmente?) verso l’esplosione o l’implosione, non so. Forse una memoria antica di un qualcosa che non torna, qualcosa che ha a che vedere con l’inafferrabile che non riusciamo a definire e che la nostra mente razionale vorrebbe poter far quadrare ? Non credo sia questo però. E’ troppo poco. Ci deve essere dietro molto di più, un molto che è anche questo inafferrabile. Una malattia ? Un qualcosa che non è andato secondo le cosiddette ‘regole’ ? Mi sento persa. Non ho la risposta. Se fosse soltanto un disagio psicologico, anche importante, ci vogliono decenni di duro lavoro su di sè, sostenuti da esperti possibilmente molto preparati, aperti e liberi da schemi prefissi, ma se ne esce alla fine. La lettera di Pierluca, a cui mando un pensiero profondo e amorevole, è di una persona molto intelligente, sensibile, colta, capace di analizzare con raffinatezza il suo disagio. Lui parla di ‘malattia’. E io mi pongo molte domande, cerco una risposta, e taccio.

  2. Questo è il commento a quello che ha scritto il mio amico Pierluca, ed è stato postato il 1 gennaio. Mi sembrava adeguato alle sue parole. Perfetto. Ti ringrazio delle tue parole e torna a far visita a quello che scrivono le persone care, tra cui ci sei senz’altro tu.

  3. Visito spesso questo blog e vago un pò qua e un pò là.Ho notato che Pierluca ha scritto due commenti distanti nel tempo, fine agosto e fine novembre. Sono due lettere molto diverse. La prima di un uomo serio, tranquillo, che guarda il dolore altrui con grande rispetto e ne è colpito e lo dice. La più recene è di un uomo attonito di fronte al ‘suo’ dolore, che sente come dolore universale. Lo percepisco proiettato in un baratro di interrogante e intelligentissima solitudine interiore. Risorge però con il suo ‘io’ ferito, ma non vinto. Come il sole tramonta per poi risorgere, come lui dice. Sono stata colpita da questo stile diverso di lettere. . Chiedo a Pieluca di perdonarmi se mi sono permessa di inoltrarmi nella sua storia delicata e personalissima, ma sono sempre catturata mentalmente e affettivamente dalla lettura dell’interiorità degli esseri umani. Lo faccio con grande rispetto: ogni vita è unica e la sua storia irrepetibile, ed ha sempre un valore assoluto sia per se stessìi e per gli altri. Anche la sua. Ma anche le vite cosiddette “normali” e felici. Tutte. In un ‘tutto’ che comprende tutti. Somewhere over the rainbow.

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