un articolo di sergio piro su “monticello” di aldo mariano

Da http://www.forumsalutementale.it/Link3welcome/default_forum.htm

 

Da La Repubblica di Napoli del 20 e 24 agosto 2007

 

Si fanno sempre discorsi su quello che non va, ma a Ferragosto ti può anche capitare – quasi per caso – di trovarti in quello che va benissimo e forse nessuno lo sa. La mattina del 15 agosto al «Monticello» di Bellona in provincia di Caserta s’è in breve tempo organizzata una festa  semplice e ardita per mangiare a strippapancia, cantare, ballare, ridere, fare il bagno in piscina e raccontarsi tante cose, senza la presenza dell’Assessore e del Vescovo, ospiti prelibati di ritualità istituzionali noiose. Il «Monticello» è una comunità per persone sofferenti di problemi che la burocrazia del linguaggio comune dichiara «psichici. È una struttura operativa del servizio di salute mentale, posta sotto la responsabilità del Dr. Aldo Mariano, direttore della Unità Operativa Salute Mentale di Capua e si avvale della prestigiosa collaborazione del Dr. Augusto Ferraiolo, sociologo ricercatore: e inoltre operatori di ruolo, volontari, precari e familiari dei pazienti, tutti in pieno impegno di lavoro associato.

L’esperienza si palesò subito diversa dalle altre. Aldo Mariano ha raccontato a chi scrive: «Esattamente 12 anni fa, nell’agosto del 1995, iniziava ufficialmente l’esperienza del Monticello, dal nome del sito dove sorge la villa che ospita le attività della comunità terapeutica. A quell’epoca era prioritario portar via dal Manicomio di Aversa tutti i pazienti di nostra competenza. Uno di loro, Aldo Girardi, che aveva partecipato intensamente alle vicissitudini precedenti a questo momento importante, fu così felice a sapere che finalmente è vero, ce ne andiamo veramente di qua, che stette quasi male».

Da questo suo primo compito di accoglienza dei reduci del manicomio, il profilo dell’attività del Monticello andò cambiando: ben lungi dalla cristallizzazione istituzionale delle strutture intermedie residenziali (S.I.R.) che accolgono stabilmente (e di fatto rinchiudono) le persone sofferenti che non hanno casa o che non vi possono stare, Monticello tende subito a svilupparsi come un Centro polivalente. Ci si può vivere per un certo periodo stabilmente (comunità residenziale) o per qualche giorno (residenzialità terapeutica occasionale) oppure vi si può andare ogni mattina per la riabilitazione o la psicoterapia o semplicemente per stare insieme (centro diurno) o anche saltuariamente per la cura e per il seguimento (funzione decentrata di salute mentale).  Dunque, al contrario della istituzionalizzazione tipica delle strutture monofunzionali che infestano il territorio con una fin troppo evidente neomanicomialità, qui ogni cosa non è posta in funzione della struttura bensì in funzione della diversità di condizioni umane continuamente cangianti. Qui l’équipe ha seguito l’indirizzo antropologico liberatorio che caratterizzò l’impulso dato da Giovanna del Giudice, continuato oggi da Tiziana Celani, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale.

Con queste premesse è facile forse capire perché la festa del 15 agosto a Monticello, senza fronzoli e politici, sia stata così spontanea, partecipata, divertente ed utile alla cura (degli utenti del servizio, ma anche di tutti noi).

E così si capisce anche perché una comunità attiva e piena di fantasia, abbia organizzato un progetto di lunga durata, articolato in diverse fasi e con un’offerta di esperienza di formazione-lavoro sia in loco (laboratori di falegnameria, ceramica, agricoltura, ed in particolare viti-vinicoltura, allevamento di animali da cortile e del maiale nero di Caserta) sia esterni se la “vocazione” del paziente lo richiede. Questo progetto si chiama “Aldo Girardi”, come quel paziente che fu tanto felice di venire a Monticello, che contribuì al lancio della comunità, che  dette una spinta senza pari alla partecipazione dei pazienti all’organizzazione e alla gestione dei servizi.

Questi sono i modelli di salute mentale che si vorrebbero vedere dovunque: in Campania ci sono, ma sono pochi e quasi nascosti. Se qui si produce qualcosa di utile per la salute, ci si deve quasi vergognare. Si teme forse una punizione terribile per aver fatto quello che prescrivevano – insieme – l’ideale e la legge.

Ma questo è necessario fare, altrimenti tutto è manicomio.

 

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